Etichette

Visualizzazione post con etichetta Territorio eccetera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Territorio eccetera. Mostra tutti i post

mercoledì 18 maggio 2016

Non tutti i nodi si sciolgono


Considero valore che degli amici sentano il bisogno di non discutere soltanto del tempo, delle donne e del calcio, ma decidano di sottrarre alle loro famiglie e qualche volta al loro lavoro delle risorse per dedicarsi allo studio delle questioni delle quali potrebbero anche disinteressarsene, se non fosse che, a un certo punto, nella vita, per alcuni scatta questa fase dell’impegno personale, ed è un impegno senza alcun tornaconto, soltanto si risponde all’appello della propria coscienza che ti dice: “e tu che sei nato qui, vivi qui (oppure sei andato via, ma questa è e rimarrà per sempre la tua città), cosa hai fatto per questa terra?”.
Considero valore entrare nelle pieghe dei problemi che attanagliano la città e consultare amici, tecnici e cittadini per individuare cause e rimedi di una situazione che non sembra avere soluzioni.
Considero valore il tempo che impieghiamo a girare quel foglio sulla scrivania fino ad immaginare come si possa attuare anche soltanto una piccola alternativa che però possa smuovere una questione paralizzata.
E allora ecco che degli amici, ciascuno con il proprio vissuto, con la propria esperienza e la propria formazione, si appassionano a un tema, lo approfondiscono, lo studiano a fondo, e iniziano a raccogliere e confrontare dati e immaginare soluzioni, alternative, miglioramenti, proposte.
Certo, sono solo ipotesi. Ma sono ipotesi supportate da lunga esperienza nel settore, da chi quel pullman lo conduce da oltre trent’anni, e stando seduto su quella sedia, di discussioni alle sue spalle ne ha sentite migliaia e nel registro della sua testa si è immagazzinato ogni mugugno, ogni protesta, ogni maledizione. Sono ipotesi supportate da chi ha maturato una certa conoscenza delle abitudini dei cittadini di questa città, da chi ha osservato la città dal di dentro e non l’ha soltanto usata e basta. Sono ipotesi supportate da chi per mestiere analizza e compone dati e analisi di progetto elaborate attraverso lunghi ed affermati percorsi professionali.
Così è nato il progetto alternativo sulla mobilità cittadina. Così sono nate una serie di strategie per mettere in campo risoluzioni possibili, nuove linee urbane, una impostazione diversa di servizio di trasporto pubblico che tiene conto della conformazione della città, delle sue imponenti infrastrutture, della sua immensa area urbana, delle abitudini difficili e radicate della sue gente che utilizza in maniera spasmodica il mezzo di trasporto personale. E una domanda, una sola, ci siamo fatti, tanto per confutare un luogo comune che dice che è una “questione culturale”: ma in questa città da quanto tempo manca un servizio di trasporto che sia veramente efficiente da sconsigliare l’uso della automobile? Siamo veramente sicuri che il potentino non ama più il mezzo pubblico? E da quando non lo ama, se quindici o venti anni fa l’autobus lo prendevano tutti, dagli impiegati agli studenti alle massaie ai cittadini comuni, e non c’erano tante famiglie che accompagnavano i propri figli fin dentro la scuola?
Considero valore discutere serenamente di una serie di proposte che vogliono solamente provare a portare un valore aggiunto in una città pericolosamente allo sbando.
Considero necessaria un’apertura dei decisori pubblici nei confronti di quelle tantissime energie latenti di questa società, energie silenziose ma fattive, gente semplice che ama la propria città e la vorrebbe vedere diversa dalla città impersonale, farraginosa e senz’anima che è diventata. Ascoltateli. Possono dare una svolta di identità, di progettualità e di entusiasmo che sembra avere irrimediabilmente perso nelle curve di un nodo aperto ma che resta ancora, per molti versi, inestricabile.
Dino De Angelis - Enzo Marchisiello - Giuseppe Angiulli
Per iscriversi al gruppo sulla mobilità urbana

mercoledì 3 febbraio 2016

Una città che gira a vuoto


Stamattina un cittadino mi chiede con evidente perplessità se sia vero o no che a Potenza ci sono le scale mobili più lunghe d’Europa, le seconde al mondo. Ma lo chiede con un’aria scettica, presagendo che sia uno scherzo. È come se nella domanda ci fosse già la risposta: non è vero, dai. Non può essere. Invece è tutto vero. Tremendamente vero. Infrastrutturalmente vero. Sproporzionatamente vero. Irrealisticamente vero. Oniricamente vero. 
Poi arrivano i dati di Legambiente, quelli che misurano le qualità della vita e dei servizi delle città italiane. Inevitabilmente bisogna dare uno sguardo alla nostra beneamata. Tra le varie insufficienze, un rilievo colpisce lo sguardo di chi legge. Più che un rilievo, una bocciatura, in realtà. La beneamata è tra gli ultimissimi posti nella speciale graduatoria relativa al tasso di motorizzazione auto. In pratica il dato mette in evidenza quante sono le automobili circolanti. Potenza ne ha 72 ogni cento abitanti. Cioè, esclusi anziani (che sono tantissimi) e minori, abbiamo un numero di autoveicoli circolanti davvero impressionante. Ciascuna famiglia ha l’auto per la città, quella per gli spostamenti medi, quella per i viaggi, un’auto a testa per i figli (se sono minori il macchinino, che non rientra nelle statistiche sopradette) poi l’auto con la roulotte per le vacanze estive, ma solo nei mesi di maggio e settembre, perché negli altri fa troppo caldo o troppo freddo. E lì bisogna prendere il SUV. Mi pare giusto. 
Trasporto pubblico. Negli anni scorsi abbiamo speso fino a 15 milioni all’anno per mantenere un servizio di trasporto pubblico che gli utenti non utilizzavano nemmeno gratis. Quando racconto questa cosa a degli amici di fuori, se sono seduti sobbalzano sulla sedia, se sono in piedi hanno qualche attimo di sbandamento. Devo sorreggerli altrimenti rischiano di cadere. Quando si sono riavuti, mi chiedono di ripetere,perché non sono certi di aver capito. Vuoi dire che il servizio non si paga e, nonostante ciò, non lo prende nessuno? Si, confermo, quasi nessuno. Corse con due, tre, massimo 5 passeggeri. 
Siamo noi il paese di Pulcinella. Paghiamo cifre incommensurabili per i trasporti, ma continuiamo ad acquistare macchine. L’auto è il mezzo di trasporto di gran lunga preferito dal potentino medio. Gli puoi fare le scale mobili che vanno sulla luna, ma lui dirà sempre: si, sono belle, ma si può parcheggiare vicino a qualche cratere centrale? Sai com’è. No, non lo so com’è. Spiegatemelo voi. 
Spiegatemi come mai se prendete l’autobus vi sentite degli sfigati, e se lasciate la macchina da qualche parte in periferia e usate le scale mobili non è poi così trendy. Spiegatemi il vizio di pagare dieci, cento volte di più per muoversi in città pur di usare la vostra stramaledetta auto. Spiegatemi perché non vi piace condividere il mezzo di trasporto con altri cittadini. Spiegatemi perché continuate ad essere lupi solitari nelle vostre berline lucidate, con i cerchi cromati e lo stereo che pompa a tutto volume tum tum peggio che al Basilikos. Spiegatemi perché se vi vedete la sera, fate un giro in macchina senza meta, solo per consumare benzina. Ah già, non c’è più tanto traffico. Poi vuoi mettere il fascino di girare Potenza by night? E poi il prezzo della benzina è sceso. 
Mi arrendo. Avete ragione voi. Come direbbe un regista famoso: Continuiamo così. Facciamoci del male.

domenica 3 gennaio 2016

Dai Palmenti a Palazzo Ducale.

Non sono molti i posti nei quali è possibile fare più cose completamente diverse tra loro.
Chi penserebbe mai che, ad esempio, su uno stesso insediamento, si può ballare, fare il vino e diverse altre manifestazioni artistiche, musicali, culturali? 
Ebbene, questo luogo sono i Palmenti di Pietragalla. Sono circa duecento (ma c’è chi dice che in passato erano molti di più, poi soppiantati per far posto ai soliti insediamenti civili chiamati abitazioni), nei quali si possono fare alcune di queste cose.
Fare il vino resta sicuramente quella principale. Oggi ci sono famiglie che ancora lo fanno lì. Ma anche se molti palmenti sono abbandonati, resta questo mirabolante esempio di architettura contadina lì, alla fine del paese e all’inizio di un tornante che fa un otto, proprio come quelle piste elettriche con tanto di modellino di macchinina da corsa con cui giocavamo da bambini.
Parlando con amici del posto ci spiegano mille segreti sul borgo. E sul vino, sono tutti concordi nell’affermare una verità che non troveremo da nessun libro di storia né di cultura locale: “il nostro vino è meglio dell’Aglianico”. Ora, non so se vi rendete conto di quello che state dicendo. State affermando – anche con una certa sfrontatezza, lasciatemelo dire – che il “vostro” vino, sì, proprio quello che si faceva (e ancora si fa) in queste costruzioni dai tetti arrotondati scavate nel tufo della campagna pietragallese, è migliore di uno dei più famosi ed apprezzati vini mondiali. 
Ripetono, senza alcuna possibilità di smentita, che è proprio così, che loro forse avranno pure sbagliato il marketing, il lancio e la promozione del prodotto, ma se parliamo di qualità del vino, beh, sono pronti a fare qualunque prova. E spiegano che certi vitigni hanno delle caratteristiche uniche ed irripetibili che fanno di quel vino un prodotto che non teme confronti.
Poi ci portano a vedere da vicino quelle che nel loro dialetto chiamano i Rutt (suppongo che la traduzione possa essere "le grotte" per via dell’ubicazione sotto la strada, ma potrebbe anche essere una deduzione priva di fondamento). Nei Rutt si custodiscono botti un tempo innaffiate da quel vino meraviglioso di cui sopra.
Questa è stata la seconda sorpresa (la prima erano stati, appunto, i palmenti).
Poi arriva la terza: un Palazzo Ducale che dire solo che è bello vuol dire prenderlo a schiaffi.
Avendo ciascuno di noi avuto modo di vedere altri due o tre posti nella vita, quando ti trovi di fronte al Palazzo Ducale di Pietragalla, prima di procedere a fare i confronti strutture che hai visto nel passato, ti viene in mente una cosa: che noi, da queste parti, la promozione delle nostre bellezze non la sappiamo fare. Una costruzione che risale al 1500, con una tale bellezza architettonica da far impallidire molte delle cose che ci sono rimaste impresse nella memoria, con la differenza che per ammirarle avevamo percorso centinaia – a volte migliaia - di chilometri, mentre questa perla sta a un tiro di schioppo da Potenza. Una costruzione che è, al tempo stesso, castello e dimora gentilizia, con due balconate sorrette da imponenti archi di pietra sulla parte anteriore e finestre bifore sulla parte interna che richiamano palazzi di una importanza artistica che sarebbe vano scomodare, per non rischiare di passare per folli campanilistici visionari. Eppure tant’è.
Gli amici ci spiegano poi, accompagnandoci step by step, che il borgo si snoda a partire da questo palazzo che fa da porta principale al paese, in un complicato intrigo di vicoli che formano una specie di raggiera, conducendo tutti verso il corso principale posto all’esterno del  palazzo. 
Una piccola Venezia che, anziché essere costruita sulla laguna, è stata fatta sul tufo. A proposito di tufo: le costruzioni erette su questa pietra particolare non hanno affatto risentito del sisma del 1980 (il Big Bang dell’edilizia regionale), dimostrando che il tufo resiste ai terremoti meglio della roccia . Un’altra di quelle verità che non ti saresti mai aspettato. Come quella del vino, insomma.
La cultura locale è ben viva e rappresentata, tra gli altri, da una compagnia teatrale che, con una professionalità da far invidia agli attori famosi, mette in scena il classico: "Natale in casa Cupiello". Visto il periodo sembra anche normale. Ma il pubblico che affolla una sala del Palazzo Ducale appositamente allestita da volenterosi cittadini come se fosse un piccolo teatro è talmente numeroso da “costringere” la compagnia a fare delle repliche non previste.
Quando si respira vita, cultura, partecipazione alla vita di un borgo, e voglia di condividere delle esperienze sociali, ecco cosa salta fuori.
Prendi un palazzo del 500, degli antichi insediamenti caratteristici, una comunità attiva e partecipe, delle persone di buona volontà, un pizzico di talento, spirito di sacrificio quanto basta, ed il mix è pronto. Ed è tremendamente contagioso. È così che nasce la cultura.
Grazie a Vito e Paola, a Giovanni, e a Gabriella.

Un piccolo video-omaggio al piccolo borgo lucano QUI



mercoledì 14 ottobre 2015

Miglioramento dell'accoglienza urbana



Il marketing urbano è l'insieme di azioni promozionali facenti parte di un piano strategico di una città volte ad attrarre decisioni di acquisto, investimenti esterni e il maggior numero possibile di visitatori-turisti. In realtà l'insieme di tali strategie è altresì volto ad incoraggiare decisioni di spesa anche da parte delle popolazioni endogene al territorio, al fine di muovere le economie interne in un meccanismo keynesiano di aumento della circolazione di beni e servizi che di per sè produce ricchezza per le aziende locali.
Per giungere a questo importantissimo obiettivo, una delle capacità della direzione urbana di marketing (se non esiste, createla anzichè fare nomine "ad capocchiam" che non aggiungono e non tolgono nulla alle reali esigenze della cittadinanza) è quella di mettere in campo azioni promozionali volte a far passare il messaggio che il tessuto economico e produttivo locale garantiscono gli stessi standard di qualità di servizi e di prezzi che possono essere trovati fuori.
Questo delicato ed importantissimo passaggio viene affidato a delle "partnership collaborative", ovvero una serie di azioni basate sul superamento dell'individualismo one-to-one a vantaggio della collaborazione tra aziende locali e della proposizione di servizi al cliente finale finalmente basati su prezzi competitivi e su elevati standard qualitativi, con il ricorso alle nuove tecnologie informatiche che facilitano cliente finale nelle proprie decisioni di spesa.
Tutto questo segna il passaggio verso quella che può essere definita la città attrattiva.
Sul quale argomento, se viene individuato un target specifico (es.: turismo culturale) bisogna esser capaci di creare sinergia nelle proposte da offrire alla cittadinanza ed ai suoi visitatori, inclusi tutti qugli eventi ispirati alla tradizione localistica in grado di suscitare curiosità da parte di un pubblico già sensibile a tale tipologia di manifestazioni.
Senza affondare il discorso sugli aspetti promozionali (poco o per nulla curati), il discorso da fare è che senz'altro occorre di più in termini di qualità di servizi da erogare al cliente finale.
La prima riflessione da fare in questa città – capoluogo caratterizzata da disfattismo e pessimismo circa le potenzialità della stessa di essere "interessante" per un pubblico di potenziali visitatori, è quella di superare tale visione leopardiana e catastrofica e cominciare a pensare ad una città in grado di erogare servizi di qualità ed efficienza, anche se non abbiamo nè il maschio Angionino nè la Galleria degli Uffizi. C'è bisogno che tutti, ma proprio tutti, dal direttore dell'albergo, al ristoratore, al commerciante di prodotti tipici, per finire al barista, siano chiamati a diventare degli esteti, ad essere coinvolti nelle tante ed interessanti iniziative locali che scaturiscono da vari movimenti associativi, impegnandosi a mettere in campo pratiche che abbiano come obiettivo l'eccellenza da praticare nella città-accogliente.
Quindi, in definitiva, non è che bisogna per forza essere città "turistica" per attirare, ma già l'attuale natura del capoluogo lucano, che intercetta oltre 25.000 presenze quotidiane per ragioni di studio o di lavoro, deve essere in grado di offrire una migliore qualità del servizio - la cui conseguenza si traduce in benefici immediati, risorse economiche e posti di lavoro per il tessuto produttivo locale -.
L'analisi degli arrivi e delle presenze, ovvero quella serie di dati quantitativi che non hanno nulla a che vedere con l'erogazione di servizi, deve essere sostituita da dati relativi alla gestione della qualità dei servizi, per aumentare sensibilmente la possibilità di accrescere il vantaggio competitivo dei servizi erogati dalle singole imprese e dalla città nel suo complesso.
Ma in che cosa una moderna città che vuole porsi all'attenzione di un vasto pubblico deve fare attenzione rispetto all'argomento della qualità dei propri servizi?

giovedì 22 settembre 2011

Turismo lucano


Ritengo che in Italia manchi un pensiero organico sul turismo, con le radici nello specifico della cultura ospitale del nostro paese.
Eppure l’industria dell’ospitalità è variegata e multisfaccettata, contempla soluzioni che vanno dalla ricettività tradizionale a quella specifica, di nicchia, per appassionati e cultori di differenti tipologie di offerta.
Per tutta risposta, le Università di turismo non se ne occupano, se non in minima parte e soprattutto facendo riferimento a vecchi e stantii modelli teorici, preferendo in gran parte di importare e divulgare pensieri e teorie nati altrove, di norma nei paesi anglosassoni.
Gli operatori economici, presi da urgenze e problemi quotidiani e concreti, faticano a elaborare visioni più complessive, e anche laddove fossero in grado di strutturare progettazioni strategiche, sarebbero comunque sconfitti dall’inevitabile logica “one-to-one”, che nel turismo equivale ad una partita persa in partenza.
Da qualche anno si sente parlare finalmente di reti, ma sono ancora pochissimi quelli che ci spiegano come realizzarle concretamente a quali obblighi ciascun attore deve sottostare per ricavarne quali tipi di vantaggi.
Per le governance locali vale grosso modo lo stesso approccio: assillati continuamente da problemi di bilancio, dovendo fronteggiare questioni immediate ed urgenti, perdono di vista visioni strategiche complesse e la parola programmazione non si riempie mai di contenuti concreti, limitandosi nella stragrande maggioranza dei casi, alle mere enunciazioni.
Gli stessi partiti politici tradizionalmente sottovalutano il turismo o lo affrontano a intermittenza, non essendo composti da tecnici specialisti, ma per lo più da arraffazzonati faccendieri che nulla hanno del manager o del problem solving, ma sono preoccupati per lo più di mantenere saldamente il posto conquistato, ripartendo oculatamente ruoli di potere a subalterni che ne possono garantire la permanenza personale, piuttosto che pensare a come migliorare le economie di scala attraverso un efficiente sistema di management turistico culturale.
Se si esclude il giudizio degli addetti ai lavori, il nostro settore è perlopiù considerato “marginale”, confinato dai media nelle pagine di cronaca estiva, e circondato da pregiudizi.

giovedì 24 gennaio 2008

La grande Lucania si costruisce sui rifiuti???

Da un articolo apparso oggi su un quotidiano, estrapoliamo il tema del momento, che da progetto geopolitico, si trasferisce su un argomento di becera attualità, coinvolgendo le popolazioni interessate non già su tematiche di politica del territorio, bensì sulla condivisione di tematiche che nulla hanno a che fare con gli aspetti dello sviluppo. La monnezza ci accomunerà?
Il Cilento e il Vallo di Diano, che formano l’area sud della Campania, preparano le valigie e tornano in Lucania, Regione di cui anticamente erano parte. Quella che un tempo era solo un’idea vagheggiata, si fa ogni giorno più concreta. Il Sindaco di Castellabate lamenta la disparità di trattamento che si è creata rispetto ai grandi centri campani in quanto ai Comuni Cilentani, che sono usciti “puliti” dall’emergenza rifiuti, viene data la possibilità di conferire in discarica solo un’esigua quantità di indifferenziato. Così, carta e penna, scrive al Governatore della Basilicata, Vito De Filippo, che non ha accettato i rifiuti di Napoli, affinché metta a disposizione di questi piccoli Comuni, ricadenti nel Parco Nazionale ed attivi nella raccolta differenziata, le discariche lucane. Il Comune di Camerota prepara realmente un referendum per lasciare la regione ed entrare in Basilicata. “Non esiste alcuna strategia per la crescita turistica del Cilento, anzi c’è chi contrasta ogni strategia” ha detto il Sindaco Troccoli, che poi ha spiegato di voler aderire al Progetto Grande Lucania, che ormai si avvale di abili promotori e di un numero crescente di aderenti.

giovedì 10 gennaio 2008

Veltroni e il turismo

Quello che stupisce nelle recenti interviste che Walter Veltroni ha recentemente rilasciato prima a Fabio Fazio (Che Tempo Che Fa - Rai 3) e poi a Enrico Mentana (Matrix - Canale 5) è che quando le domande iniziano a spostarsi sui temi dello sviluppo economico e sulle prospettive di crescita, il Sindaco di Roma inizi a parlare di turismo. In entrambe le interviste Veltroni ha snocciolato dati e risultati conseguiti durante il suo mandato nella Capitale, presentando il turismo come la più importante risorsa a disposizione, sulla quale ha innestato in modo strategico le politiche di sviluppo di una grande città come Roma. Veltroni ha parlato di PIL, ha parlato di servizi per i cittadini, ha parlato del funzionamento di una città, del suo necessario ammodernamento per migliorare la qualità della vita dei cittadini, dei grandi progetti che l’hanno investita e la stanno investendo, ha parlato della Festa del Cinema, e in ogni passaggio il riferimento al turismo era chiaro, netto, limpido. Il turismo oggi è la prima e più importante industria in Italia e a livello locale è - o può essere - la più importante risorsa per avviare percorsi di sviluppo e di crescita non solo economica ma anche sociale. La vera industria oggi è il turismo, che produce il 14% del PIL in Italia e che ha un effetto moltiplicatore, nell’indotto, superiore a quello degli altri settori produttivi. E' il settore che da solo muove un sesto dell’economia italiana (ma in alcune regioni e in alcune aree arriva a rappresentare oltre il 30% del PIL ed è il vero fattore strategico di sviluppo).
Se si parla di industria, le categorie interpretative nel dibattito pubblico sono quelle dello sviluppo compatibile, dell’innovazione, della competitività. Se parliamo di turismo l’unica categoria interpretativa con la quale ci si confronta e che in queste ultime settimane ha largamente dominato le pagine dei quotidiani locali è “la regolazione”, i flussi controllati, la “tassa
turistica". Dopo decenni siamo ancora alla “capacità di carico”, al contingentamento, alla quantità sulla qualità? E l’innovazione e la progettualità dove sono? Dov’è il dibattito sulla potenzialità innovativa che il turismo ha sviluppato nelle più importanti e vitali città europee? Dov’è il dibattito allargato sul ruolo competitivo di Potenza, della Basilicata, sulla strategicità del suo mercato turistico e sulla capacità di attrarre in modo specifico, mirato, qualitativo? Ci sono, certo, politiche connesse alla promozione del territorio, ma siamo sicuri che siano indirizzate sulla strada giusta? Ne parleremo nei prossimi interventi. Il turismo va supportato, non sopportato.

giovedì 3 gennaio 2008

Lucania, terra di lentezza e vita

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un contributo intelligente e sensibile del nostro amico campano, Enzo Cassano. Grazie Enzo

Il timore che la globalizzazione annullasse le identità di realtà dette, impropriamente, periferiche si sta rivelando infondato. L’etere ci consente, invece, di percepire le peculiarità di terre lontane attraverso la passione dei propri figli che, finanche con enfasi, non riescono a contenere l’entusiasmo nel raccontare di esse.
La Lucania è una terra di fascino perché ha storia, cultura, tradizioni che ne delineano una identità forse unica. E in un mondo sempre più “contaminato” dalla omologazione, dove “l’uno vale l’altro”, fatto spesso di luoghi anonimi e senza anima, perfino asettici, la ricerca di realtà dove la vita si manifesti ancora nella sua genuinità, nella sua veracità, nella sua vitalità (proprio perché piena di vita) diventa quasi un bisogno esistenziale. La ricerca spasmodica verso modelli astratti come la ‘modernità’, da perseguire a tutti i costi, talvolta ha indotto noi uomini a cancellare in fretta la nostra storia, il nostro passato inteso come vissuto. Innovare è un obiettivo, ma che va perseguito solo sapendo preservare la nostra identità, senza buttare via quello che di vero abbiamo e, soprattutto, senza dimenticare da dove veniamo.
La Lucania è tante cose. Le mie origini non vengono da questa terra ma da una molto vicina e tanto simile. Ma se dovessi descrivere con poche parole cos’é la Lucania, per come io la conosco, direi sinteticamente che è passione e vita. E’ una di quelle terre che hanno conosciuto la sofferenza, quella silenziosa di uomini che l’hanno costruita nel tempo, e che sono stati capaci, con la loro semplicità, di preservarne lo spirito. Ma oggi, in un periodo di decadimento spirituale degli individui, ci siamo accorti del vero valore di realtà come queste. E, finalmente, abbiamo invertito la rotta, conducendo le nostre attenzioni dove la vita è vera vita.
Intorno a noi c’è un mondo che forse ha corso troppo e per questo, in tanti luoghi, si è anche smarrito. La Lucania, invece, ha avuto un passo diverso, lento, che ne ha garantito un naturale e stabile equilibrio. E sul concetto di “lentezza”, da percepire come un chiaro valore, concludo riportando un brano del noto sociologo Franco Cassano, mio omonimo, anch’egli figlio del sud, che di essa tesse costantemente l’elogio:
Bisogna essere lenti come un vecchio treno di campagna e di contadine vestite di nero, come chi va a piedi e vede aprirsi magicamente il mondo, perché andare a piedi è sfogliare il libro e invece correre è guardarne soltanto la copertina. Bisogna essere lenti, amare le soste per guardare il cammino fatto, sentire la stanchezza conquistare come una malinconia le membra, invidiare l’anarchia dolce di chi inventa di momento in momento la strada.”
Il mio augurio sincero a questa amata terra ed ai suoi figli.
Enzo Cassano - architetto

mercoledì 19 dicembre 2007

Due nomi e due mari

La Basilicata non è solamente una regione in senso geografico,
è una continua SORPRESA per chi la attraversa (per scelta o per sbaglio);
i suoi paesini e le sue città non sono posti dove andare, sono LUOGHI dell'ANIMA e della MENTE;le sue strade impervie ed accidentate non portano in qualche posto, portano LONTANO.
I suoi abitanti non sono semplici cittadini, sono dei SORRISI che ti accolgono con la antica meraviglia.
Le sue chiese, i monumenti e i palazzi non sono solo opere architettoniche, sono ARTE che ancora non si è resa conto di essere tale.

Le sue campagne non sono soltanto zolle di terra, sono essenza di RICCHEZZA e SPERANZA.
Le sue montagne non sono soltanto rocce o rilievi, sono SGUARDI protesi VERSO IL CIELO.

I suoi boschi non sono semplice vegetazione, SONO l'ARIA PURA che vorresti tenere sempre dentro.
I suoi cibi non sono soltanto bontà della tavola, sono IL SAPORE che non credevi POSSIBILE.

Insomma la Basilicata non è una regione confinata da limiti geografici, ma soltanto ideologici e storici:spazia  tra presente e futuro mantenendo le promesse del suo passato.
Strana ma meravigliosa gente, strani ma ineguagliabili paesaggi, strani ma sorprendenti sapori, immenso ed affascinante paesaggio dell'anima.
Tutto questo (e ancora di più) è la Basilicata.

Qualcuno la definisce una terra unica. A pensarci bene, potrebbe essere proprio cosìquale altra regione ha 2 nomi per definirla e 2 mari che la bagnano in coste differenti?

Vacanze lucane: riflessioni

Mi sono infine convinto dell'importanza di un blog oggi. Fino a ieri credevo che fosse il sito l'elemento maggiormente rappresentativo per la comunicazione moderna in rete, ma adesso ho compreso come anche questo strumentino sia ancora più easy, anzi, più immediato e -come dire?- friendly. 
Nell'era della globalizzazione mi rendo conto che anche i pensieri possono essere condivisi e questo è il motivo per cui mi piacerebbe mettere in condivisione tutta una serie di impressioni a 360° sul mondo del turismo e, in particolare, sulle incredibili possibilità che i nuovi scenari tecnologici possano offrire alle realtà locali.
Inutile negare che mi ha spinto a ciò non solo la mia attività lavorativa inerente il settore turistico, ma soprattutto l'amore (anzi l'Amore perchè qui ci vuole la maiuscola) per la terra dove sono nato e che merita un'attenzione ed una considerazione diversa per tutto ciò che essa rappresenta e può offrire a chiunque ci venga in contatto: la BASILICATA.
Anzi: la BAS-L-CATA. E già, perchè quando parli con qualche lucano, non so se ci hai fatto caso, ma le "i" vengono tagliate. 

Di tutto ciò cercherò di avviare  delle riflessioni atte a capirci un pò di più di quanto tuttora accade nella politiche del turismo locale e anche cercare di trovare una strada. 
Una strada ho detto? 
Essi, dai, anche se ce ne sono poche, una strada si trova sempre, prima o poi.
E' la fantasia che manca.